Cronache di Mirko: Incubi e Speranze (Cap. 8)

CAPITOLO 8 – INCUBI E SPERANZE

Mi rigiro nel letto, mi avviluppo nelle lenzuola, mi muovo ancora e ancora finché non mi sveglio nel cuore della notte. Sento un profondo malessere, come se avessi sbattuto forte la testa contro qualcosa. Inizio a sbadigliare fortissimo e mi sento devastato dal sonno e spaventato dagli incubi.

“Era solo un sogno” penso con sollievo. Sono disteso nel letto in un bagno di sudore e in preda al batticuore.

“Era solo un sogno” mi ripeto come un mantra, mentre la mia mente torna agli incubi pullulati di ombre, minacce sussurrate e pianti di sofferenza.

Mi alzo dal letto e mi sento instabile sulle gambe, mi trascino verso il bagno, completamente stordito. Mi sciacquo il viso, rinfrescando gli occhi assonnati, e mi guardo allo specchio. Ho un aspetto pessimo, sembro uscito da una sbornia colossale, ho lo stesso mal di testa e i capelli tutti arruffati.

Mi lancio di nuovo sul letto e scivolo nell’incoscienza in un battito di ciglia.

Il secondo risveglio non è meno traumatico del primo ma non ho tempo per poltrire, perciò mi vesto in fretta e mi preparo la colazione: una montagna di cereali al miele irrorati da latte di soia e una tazza di caffè. Questa mattina proprio non riesco a svegliarmi, ho persino ribaltato il barattolo dello zucchero, spargendo i suoi cristalli bianchi in tutto il bancone della cucina.

Il freddo invernale mi punge il viso quando esco di casa con lo zaino sulle spalle. Mi sento un po’ in colpa, lo so che avrei dovuto meditare questa mattina ma non ne ho avuto voglia…

L’autobus arriva in ritardo, quando ormai sono già congelato dalla testa ai piedi. Andrea non mi ha rivolto la parola questa mattina, oggi è una delle sue giornate no. L’autobus ha tutti i posti occupati e sono costretto a rimanere in piedi per tutta l’ora di viaggio. Tutto procede allo stesso modo: la professoressa di lettere mi interroga sui poeti maledetti e mi mette quattro, esco sbuffando dalla classe, sentendo di avere qualcosa in comune con loro… nella verifica di biologia sbaglio tutta la domanda sul ciclo di Krebs e le crocette sui fosfolipidi.

Forse non c’è limite al peggio, mi ritrovo a pensare mentre rientro dalla lezione di educazione fisica, trovando lo zaino ribaltato con i quaderni dappertutto.

Paolo sorride beffardo, soddisfatto della propria opera, mentre Federico chiamato “Vanga” mi fa lo sgambetto quando entro nello spogliatoio. I due iniziano a ridere apertamente assieme ad altri miei compagni di classe, divertiti dalla situazione. Nessuno di loro mi raccoglie un quaderno, si limitano a scansarli coi piedi per non calpestarli.

È un attimo, un sentimento fulmineo, la rabbia scuote il mio corpo e mi lancio contro Federico, gli sferro un pugno allo stomaco e poi lo spingo contro il muro. Nell’incredulità neppure mi oppone resistenza e la mia mano preme la sua testa contro le mattonelle gelide dello spogliatoio.

Qualcuno ci divide, mentre gli altri compagni di classe gridano: “lotta! Lotta!” per incitarci a litigare. Il sangue è sempre uno spettacolo gradito alle persone.

Ho preso una nota disciplinare a causa della mia reazione. Oggi non so cosa mi sia preso, non sono più io, mi sento strano, c’è qualcosa che non va in me. Sono sbagliato, sono cattivo. Io sono una pessima persona, ho fatto del male ad un mio compagno per uno stupido scherzo e provavo piacere a infliggergli dolore.

Forse io sono così, volevo credere di poter essere migliore per illudermi e nascondermi dall’amara verità.

Mi chiudo in me stesso con le braccia che circondano le mie gambe, dentro alla mia stanza vuota. Il cuore è in tempesta e nella mente ci sono veramente troppi pensieri per poterli contenere, mi martellano il cervello…

Il telefono vibra nella mia tasca, quando lo estraggo vedo un messaggio da parte di Caterina.“Ciao, tutto bene?”

Tre parole che mi riportano il sorriso, che mi fanno per un attimo dimenticare tutto e darmi sollievo. “Caterina, io non sono la persona che tu pensi che io sia… c’è così tanta melma dentro di me, rabbia repressa, dolore in fondo al cuore… io sono una pessima persona…”

Il sollievo scivola via, come una carezza che non dura abbastanza, e il mio dolore si accanisce anche contro di lei. Non devo cercarla più, devo allontanarla dalla mia vita, è colpa sua se ora mi sento così, perché ho provato cos’è la felicità e ora mi è stata portata via… mi ha fatto illudere che potessi cambiare, mi ha fatto credere che sarei potuto diventare fiero di me stesso e che non ci fosse limite all’evoluzione.

Ma non c’è limite neppure al baratro in cui sono ora…

<<Basta!>> grido, mi divincolo nel letto, lamentandomi per come la vita faccia schifo. “Le persone sono tutte pessime creature schifose, mi evitano, mi trattano con cattiveria per puro divertimento. Nessuno ti aiuta nel momento del bisogno e la disperazione non ha fine, non c’è speranza per un mondo come questo e per le persone che lo abitano. Tutti parlano male di tutti, un popolo di schiavi che giocano a fare i tiranni con i loro conoscenti. Io non amo questo mondo e Dio non esiste se permette al mondo di affondare in tutta questa oscurità!”

“Anche Caterina vuole ingannarmi, vuole che entri in quella sua stupida scuola per fare il burattino ma io non ci sto!”

Appoggio il viso contratto in una smorfia di rabbia sulle mie ginocchia.

Io sono solo…

I sentimenti si dissipano lentamente e trascorro la giornata fra le coperte, in uno stato di apatia e malessere.

“Mirko, ci sei?” è il quinto messaggio di Caterina. Lancio il cellulare sulla poltrona e mi chiudo in posizione fetale sotto il piumone che scalda il mio corpo ma non il suo interno.

Trascorre un tempo infinito, scandito dal vibrare del cellulare e dallo scurirsi del cielo. Ed è in un anonimo di questi momenti che sento che cambia qualcosa. Sento un forte calore che mi scalda il cuore e in un attimo qualcosa spazza via la mia tristezza, riportandomi alla luce come un vecchio vestito chiuso da troppo tempo dentro un armadio. Mi sento come un vaso che viene spolverato e riportato al suo splendore.

I pensieri spazzatura si dileguano dalla mia mente, il corpo riprende il suo vigore e sento che la felicità è pronta per riaffiorare dalla tomba in cui era stata sepolta. La Coscienza mi riporta alla realtà, facendomi rendere conto di come ho buttato via una giornata intera, di come l’ho sprecata senza fare nulla.

Ritorno presente a me stesso come quella volta in cui i miei amici mi hanno preso di peso mentre dormivo su un lettino da mare e mi hanno buttato dentro la piscina. Anche se per fortuna non è stato altrettanto traumatico…

“Hey, io sono vivo!”

Non in uno stato di precaria sopravvivenza, proprio vivo!

Mi alzo dal letto e faccio due passi per scrollarmi di dosso quel senso di torpore che mi aveva assopito e prendere la prima buona decisione odierna per me stesso: decidere di meditare.

Chiudo gli occhi, mentre un mix tranquillo mi accompagna durante il rilassamento, scarico le tensioni che si erano accumulate nel viso, distendendo i muscoli contratti. Riempio di luce il mio corpo, un chakra alla volta, concentrato sul rilassamento e con la mente sgombra dai pensieri. È così bello rilassarsi…

Devo prendere in mano la mia vita, io non sono uno schiavo, sono nato libero e sempre lo sarò! Desidero crescere ed evolvermi, imparare tante cose nuove e realizzare i miei sogni.

Nel mio cellulare arriva un altro messaggio. “Sono contenta che ora stai meglio, non lasciarti buttare giù così ancora…”

<<Grazie Caterina>> sussurro. Sono contento, ora sto molto meglio e devo riprendermi del tutto. Credo che ripeterò un’altra sessione di meditazione.

“Ciao Mirko, sono Sofia, Caterina mi ha detto che non ti sentivi bene, ora stai meglio?”

Sorrido. Qualcuno c’è nella mia vita, qualcuno a cui importa di me, qualcuno che sa come mi sento anche senza chiedermelo. E questo qualcuno frequenta una scuola dove ci sono persone dello stesso tipo, richiamate dallo stesso desiderio profondo di crescere e diventare persone migliori.

Non importa quante cose e persone cattive e sbagliate ci siano al mondo, conta ciò che di puro ancora esiste e quanto esso possa crescere se coltivato dentro al proprio cuore.  Oggi decido di rialzarmi e di non buttarmi giù.

 

Davide Dan

 

3 Commenti

  1. Credo che tutti almeno una volta ci siamo sentiti così, soli e con la voglia di mollare tutto… in quei momenti tutte le cose belle della tua vita vengono spazzate vie, tra cui anche il ricordo di tutta la pace e la felicità che hai provato durante e dopo la meditazione. A volte non abbiamo voglia di meditare, ma appeno lo facciamo non vorremmo smettere da quanto è bello! Per me la meditazione è stata la mia salvezza, mi ha permesso di rialzarmi nei momenti più bui e di vedere tutta la bellezza che c’è nella mia vita e nel mondo.

  2. “Oggi decido di rialzarmi e di non buttarmi giù” le parole non bastano per ringraziarti, questo capitolo mi ha fatto davvero bene, poco fa stavo passando un brutto momento che è svanito leggendo ciò che hai scritto, è bello ricordarsi di essere vivi, di non essere soli… non negherò che mi hai fatto commuovere un po’ ahaha attendo con ansia il seguito, grazie ancora!

  3. I momenti di crisi, in cui si odia tutto e ci si sente soli a volte capitano. Fortunatamente passano! La vita è bella, dobbiamo essere forti e vedere tutto ciò che di positivo ci può dare! La meditazione è un grande aiuto, ciò che ci permette di stare davvero bene! Io mi sono subito sentita benissimo e molto più serena e felice! Grazie, bellissimo anche questo capitolo 🙂


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