Animarum (Cap. 8)

Capitolo 8 – Le prime lezioni

 

Era il primo giorno di lezione per Edward, già alle 08:30 si trovava davanti la sala Meditazione che situata in una delle torri. Ben pettinato e con addosso la sua bella divisa di cui ne era parecchio affascinato, aspettava con ansia l’arrivo dei vari studenti e dell’insegnante. Aveva persino il nodo alla cravatta fatto in modo corretto, per fortuna aveva imparato come farlo qualche mese prima.
Iniziarono ad arrivare alcuni studenti, dovevano essere persone che non erano da molti anni lì, dentro la scuola; c’era gente di tutte le età. Per entrare nell’Istituto di formazione Energetica, non servivano requisiti, si poteva avere qualsiasi età, qualsiasi nazionalità o classe sociale. Tra il gruppo di studenti c’era Giuseppe Salenti, con i suoi capelli ben pettinati e lucidi, il suo portamento molto composto e altezzoso, si muoveva tra la folla con disinvoltura.
« Buongiorno Edward! » salutò Giuseppe.
« Oh! Buongiorno a te Giuseppe! ».
« Vedo che non hai avuto problemi a trovare l’aula Meditazione, è l’unica aula delle prime lezioni che non fa parte del secondo piano » continuò Giuseppe lucidandosi la scarpa destra, già abbastanza luccicante.
« Ieri le sorelle Roberts mi hanno detto che l’aula Meditazione si trovava in una delle torri, diciamo che sono stato fortunato a beccarla subito » rispose Edward quasi con un tono di indifferenza.
« Anche perché come hai potuto vedere, all’ingresso della torre c’è una bella insegna con scritto “Aula Meditazione”, sarebbe stato davvero sciocco non averla trovata » concluse Giuseppe mettendo una mano sulla spalla del nuovo compagno. « Beh Edward, ci becchiamo a lezione, adesso entriamo, a momenti arriverà l’insegnante ».
Edward stava iniziando a ricredere del suo autocontrollo verso certe persone ma la felicità di essere in un posto magico ad apprendere lezioni come meditazione, telecinesi e tanto altro, aveva la meglio e riusciva a far scivolare meglio certi comportamenti fastidiosi.
Entrati nell’aula si sedettero su dei morbidi cuscini di vari colori. La stanza era davvero grande, doveva sicuramente essere il luogo in cui venivano praticate le meditazioni serali di gruppo. Edward avvertì una sensazione davvero di calma ed era molto piacevole a star lì dentro. Non era una stanza particolarmente decorata, o almeno non come si aspettava Edward, con candele, mantra a destra e sinistra, odore di incenso e qualche monaco buddista senza capelli che spuntava dall’alto. Una semplice stanza con dei cuscini per star seduti belli comodi, una lavagna in legno che probabilmente usava l’insegnante e delle enormi finestre che facevano entrare molta luce solare illuminando l’intera stanza e mostrando il magico paesaggio dell’isola.
Erano finalmente le 09:00 precise e qualche secondo dopo dalla porta entrò qualcuno, era sicuramente qualcuno degli insegnanti.
Era proprio l’uomo robusto dai capelli lunghi e marroni con barba curata che Edward aveva visto per qualche secondo il giorno precedente.
Era vestito con un lungo mantello nero con strane decorazioni di fiamme blu nei bordi, aveva una postura imponente e soprattutto una camminata davvero possente, metteva quasi paura con quel petto da spartano che aveva. In effetti aveva delle spalle mostruosamente larghe che avrebbero fatto intimorire chiunque.
Si posizionò proprio accanto alla lavagna, vicino il suo cuscino in cui probabilmente si sarebbe seduto durante la meditazione; con un aria davvero possente ed uno sguardo intenso si rivolse alla classe.
« Per chi non mi conoscesse sono Leòn, uno dei tre insegnanti dell’Istituto di formazione Spirituale » iniziò dicendo probabilmente per far sapere chi fosse ad Edward, ma non donava lui della sua attenzione diretta. « Insegno tutte le tecniche che la scuola mette a disposizione, come anche i miei due colleghi, per questo motivo spesso ci alterniamo così che tutti insegniamo tutto. Per chi mi conosce, sa bene che durante le lezioni non amo perdere tempo, sono qui per insegnare ai nuovi studenti e a quelli che stanno continuando ad apprendere questa tecnica fondamentale per il percorso evolutivo, nonché la base ».
Sembrava emanare un certo timore Leòn, probabilmente aveva un carattere più severo di Bloom che si era dimostrata molto più dolce.
« Io spiego, si pratica e rispondo alle vostre domande, nessuna battutina, nessun commento fuori luogo, nessun gioco, qui si pratica da vere Anime guerriere, per chi volesse giocare è pregato ora stesso di uscire per quella porta » disse indicando l’uscita dell’ aula. « Domande? ».
L’aula rimase zitta, Leòn era stato ben chiaro, tutti gli studenti presenti avevano avuto l’occasione di conoscere bene le lezioni dell’insegnante, tranne Edward ovviamente ma aveva ben capito il comportamento da assumere a lezione.
« Sicuramente siete a conoscenza degli ultimi avvenimenti mondiali, i rapimenti stanno aumentando di gran lunga, ci sono molte più droghe in circolazione e le varie politiche stanno mettendo in ginocchio i poveri cittadini, per non parlare dei controlli di massa su ogni singolo popolo da parte delle grandi potenze mondiali  ».
L’intera classe era seduta sui vari cuscini, silenziosi ascoltavano le parole dell’insegnante.
« Di sicuro se continuiamo di questo passo tutte le Anime verranno distrutte e l’intera umanità estinta, non siamo in un film ragazzi, stiamo parlando della pura realtà ».
Edward sembrò gelare sentendo quelle parole, Bloom lo aveva già avvertito riguardo la situazione che correva in quel periodo ma sentirle dire da Leòn sembrò parecchio più inquietante.
« Voglio il massimo da voi, da tutti voi! Perché tutti qui dobbiamo fare la nostra parte, altrimenti avremmo già sistemato tutto noi insegnanti » continuò Leòn con le mani incrociate dietro la schiena, mettendo in evidenza il petto massiccio. « La meditazione vi permette di silenziare la vostra mente in primis, sviluppare il vostro potere interiore, accumulare l’energia dall’Universo e usarla per le vostre tecniche ».
Leòn aveva iniziato a parlare della meditazione, il primo passo per l’evoluzione interiore.
« L’essere umano è dotato di queste micidiali capacità, qui non sono gli extraterrestri gli eroi, non spider man o super man, non sono strane creature o uomini con geni particolari, qui l’eroe è l’essere umano integro come mamma lo ha fatto ».
Partì una leggera risata nella classe, molto breve e silenziosa, cercando di non infastidire troppo l’insegnante che spiegava.
« Ma l’essere umano è manipolato da altri esseri crudeli, i Tenebris che influenzano la società e gli umani affinché tutto vada a quel paese ». Era quasi impossibile non farsi scappare anche un mezzo sorriso per il modo di spiegare di Leòn, benché fosse molto serio, era anche molto diretto mettendo in vista la cruda verità dei fatti, senza mezze parole.
« Il nostro compito quindi è evolverci per evitare tutto ciò, il primo passo: la meditazione ».
A quelle parole la classe intera chiuse gli occhi, si sistemò a mezzo loto con schiena eretta e iniziarono ad emergere dei respiri profondi ed intensi.
Edward non sapeva bene come muoversi così iniziò ad imitare i suoi compagni e a seguire le istruzioni guidate di Leòn che intanto li guidava.
« Lasciate entrare l’energia, la purezza, l’immensità dell’Universo dentro di voi, caricatevi di esso » disse Leòn con tono calmo e profondo.
Dopo qualche istante molti studenti iniziarono ad essere avvolti da un alone blu che diventava sempre più denso, più scuro, quasi come se fossero avvolti da una fiamma.
« Calmate la vostra mente » continuò Leòn.
Edward non capiva esattamente come muoversi, era distratto da continui pruriti che gli evitavano una buona concentrazione, pensava che stesse facendo scorrettamente, che in realtà lui non era portato per queste pratiche, del perché non riuscisse a meditare bene, un vortice di ossessioni si stava creando dentro la sua testa.
L’insegnante continuava a guidare i vari studenti, si sentivano tremolii nella stanza, come se stesse vibrando, intanto un energia densa stava avvolgendo l’intera stanza creando un atmosfera sublime.
Il nuovo studente sembrava non ricevere le giuste attenzione che avrebbe dovuto avere vista la sua inesperienza, Leòn dava l’impressione di non volersi occupare di Edward che stava compiendo i suoi primi passi.
Stufo della situazione imbarazzante, Edward si alzò di botto e si diresse verso l’uscita della stanza. Era pronto a girar la maniglia per andar via quando Leòn gli impedì in qualche modo di aprire la porta tenendo bloccata la maniglia.
« Dove credi di andare? » domandò l’insegnante.
« Scusa Leòn, non mi trovo in sintonia con le tue spiegazioni, forse non sono io adatto ma mi servirebbero più attenzioni visto che non ho mai meditato prima » spiegò velocemente Edward.
Leòn lo guardò quasi infastidito, i suoi occhi vedevano un giovane ragazzo che dopo soli cinque minuti di pratica voleva già mollare tutto perché non vedeva risultati immediati.
« Vieni qui Edward, qui di fronte a me ».
La classe spostò l’attenzione a ciò che stava succedendo, qualcuno sapeva benissimo cosa stava per accadere.
Edward si avviò con passi timidi verso l’insegnante che sembrava invece intimorirlo molto. Leòn si alzò in piedi e aspettò che il ragazzo si posizionasse proprio di fronte a lui, a qualche centimetro di distanza.
« Benissimo Edward! Dimmi… da quanto tempo sei qui? » domandò Leòn.
« Da un giorno… ».
« E quante volte hai meditato prima d’ora? » continuò Leòn.
Edward rispondeva quasi abbassando lo sguardo per il timore che gli stava procurando l’insegnante che era il quadruplo di lui.
« Questa è la prima volta ».
« Bene… ancora un’altra domanda se mi permetti » Leòn aveva assunto un chiaro tono di sfida. « Dopo quanto tempo hai imparato a camminare? ».
Edward non capiva bene ciò che intendesse il suo insegnante, aveva assunto una chiara espressione abbastanza confusa. Aveva persino iniziato a sudare.
« Non capisco Leòn… » domandò con tono insicuro.
« Ti ho chiesto dopo quanto tempo hai imparato a camminare, è una domanda semplice! » ripeté Leòn alzando il volume della voce.
« Non lo so… credo nel giro di qualche mese… » Edward stava iniziando a sentirsi parecchio imbarazzato.
« Ottimo! Hai dato una risposta valida alla tua domanda! » disse Leòn.
« Che domanda? » Edward era sempre più confuso.
« A quella che ti stavi ponendo nella tua mente qualche minuto fa, “perché non riesco a meditare bene?”» rispose Leòn lasciando impietrito il ragazzo. Aveva letto la sua mente, ciò che pensava mentre provava a meditare, questo non solo voleva dire che lo portò a riflettere che per ottenere qualcosa ci vuole tempo ma gli fece ben capire che in realtà non lo stava ignorando ma in qualche modo lo stava seguendo da vicino, da molto più vicino di quanto credesse Edward.
Passò qualche secondo e gli occhi di Leòn diventarono blu acceso, con uno scatto proiettò la sua mano proprio in mezzo alla fronte di Edward, toccandogli con il pollice esattamente in mezzo alle sopracciglia e dicendo con tono arguto:
« Evolviti ragazzo! ».
In quell’esatto momento Edward si trovò catapultato nel giro di un istante in qualche dimensione ultraterrena, era nuovamente sparito tutto intorno a lui, la classe non esisteva più, nemmeno l’insegnante, si trovava solo in un vortice di mille colori che spuntavano tutti insieme, come se stesse cadendo dentro un cono; improvvisamente si sentì cadere dentro un oceano nero dentro il quale riusciva tranquillamente a respirare ma la scena cambiò subito ed Edward si trovò catapultato ancora una volta alla velocità della luce dentro un altro scenario. Tutto era illuminato ad intermittenza con luci nere e blu, il povero ragazzo aveva il cuore in gola per ciò che stesse succedendo, non aveva il tempo di capire dove fosse che si trovava subito dopo dentro un altro posto. Un vento gelido lo accompagnava in questi cambi di scenari, sembrava quasi stesse viaggiando dentro sogni su sogni psichedelici in cui non aveva assolutamente il controllo. Poi dal nulla una voce si alzò, era quella di Leòn, non si capiva da dove venisse esattamente, sembrava provenire da ogni lato e la figura dell’insegnante apparve proprio davanti Edward che veniva catapultato a destra e sinistra in scenari psichedelici. Era un Leòn gigantesco, così grande che il ragazzo si trovò sopra il suo palmo della mano.
« Pensi davvero che tutto questo non stia succedendo realmente? » disse il vocione. « Credi che sia impossibile arrivare a fare ciò? ». Edward intanto sembrava iniziare a perdere il senno.
« Perché sei qui Edward? Perché sei entrato in questa scuola? » continuò Leòn con la sua voce che rimbombava ovunque.
« Che obiettivi hai? Cosa vuoi fare della tua vita? Chi sei realmente tu? ». Il vortice iniziò a farsi più intenso ed Edward si trovò ancora una volta sospeso nel nulla, tutto era diventato bianco e silenzioso, il vento era sparito, le sensazioni di nausea dovute alla rapidità di spostamento tra un posto e l’altro non c’erano più, solo una voce continuava a dirgli:
« Chi sei tu?… Chi sei tu?… Edward… chi sei tu?… ».
Come se nulla fosse successo, tutto tornò tranquillamente normale, la classe era riapparsa, Leòn era ancora al suo posto, le tende, i cuscini, la lavagna. Edward era pietrificato davanti al suo insegnante che aveva appena tolto il pollice dalla sua fronte. Era madido di sudore, le goccioline scendevano su per il viso ed il ragazzo aveva assunto decisamente una nuova espressione. Aveva appena vissuto una nuova esperienza ultraterrena, molto più intensa e mozzafiato rispetto a quella vissuta con Bloom, qualcosa dentro di lui si era acceso e dava segnali di risveglio.
« Capisci ragazzo? Tutto si può fare con il giusto allenamento » disse Leòn.
Edward fece un cenno positivo con la testa, non aprì bocca, ancora non riusciva a parlare, era stordito ma eccitato, un turbine di emozioni gli danzavano dentro.
« Adesso torna al tuo posto e rimettiti a meditare ».
Sembrava aver ricevuto una grossa lezione il ragazzo ancora scapigliato, il suo sguardo era diventato così intenso che non riusciva neppure lui a battere più le ciglia; aveva assunto anche una camminata diversa, molto più sicura, in silenzio tornò al suo posto e si rimise a meditare.
La classe non mosse un muscolo, molti di loro avevano ricevuto lo stesso trattamento da parte di Leòn, sapevano benissimo cosa stesse provando in quel momento il loro compagno, conoscevano perfettamente quell’adrenalina.
La lezione continuò tranquillamente, Edward sembrava più concentrato e sicuro di sé, benché non riuscisse ancora ad accumulare energia, si sentiva molto più sereno e sicuro.
« Benissimo! Per oggi può bastare così » disse l’insegnante a fine lezione. « Ricordate sempre di meditare anche per conto vostro e quando potete di partecipare alle sessioni serali di gruppo ».
La classe si sparpagliò uscendo fuori dall’aula, la prossima lezione sarebbe stata alle 15:00 del pomeriggio, probabilmente Edward avrebbe conosciuto il terzo ed ultimo insegnante.
Intanto, mentre gli studenti tornavano alle loro attività personali in attesa del pranzo, Bloom salì in aula meditazione, sapeva che Edward aveva appena svolto la sua prima lezione ed era molto incuriosita del parere del suo collega.
« Leòn! » disse Bloom entrando dentro l’aula. « Hai qualche minuto? ».
« Ciao Bloom! Vieni pure! » rispose il suo compagno collega. « Stavo giusto sistemando l’aula, penso farò qualche meditazione per conto mio ».
« Oh bene! Ti rubo solo un attimo ».
« Figurati, dimmi tutto » disse gentilmente Leòn. Tra insegnanti c’era molto rispetto, lealtà ed altruismo, nessuno osava assumere toni provocatori tra di loro.
« Vorrei solo sapere com’è andata con Edward, è stata la sua prima lezione » chiese Bloom.
Un sorriso spuntò nel severo viso di Leòn, sembrava avere un’altra fisionomia, più addolcita e gentile.
« Direi più che bene! ».
Bloom era quasi sorpresa, non che si aspettasse un risultato deludente ma nemmeno pensava di trovare un certo entusiasmo da parte di Leòn.
« Ne sei sicuro? » domandò.
« Oh si! Ha del potenziale quel ragazzo, non lo sa ancora ma oggi gli ho dato una bella strigliata, vedrai come si mette in riga ».
« Lo penso anche io! Per questo motivo vorrei chiederti di tenerlo sempre d’occhio, non possiamo permetterci di perderlo ».
Ci fu un attimo di silenzio, i due insegnanti sembravano riflettere su qualcosa, soprattutto Leòn, era evidente avesse visto qualcosa di speciale in Edward.
« Sai Bloom… oggi ho fatto vivere ad Edward un esperienza particolare, come ho fatto in passato con altri studenti e quasi tutti alla fine scappavano piangendo o in preda al panico e lo capisco benissimo, essendo agli inizi bisognerebbe andarci piano ».
« Certo! » disse Bloom che stava ad ascoltare con curiosità ciò che stava raccontando Leòn.
« Ma Edward no… è rimasto davanti a me, sconvolto si ma nei suoi occhi ho visto del fuoco ardere, ho visto la scintilla del risveglio che illuminava il suo sguardo » raccontò Leòn con tono ancora sorpreso riguardo l’accaduto.
« Mi fa molto piacere, per questo motivo tengo particolarmente a quel ragazzo e dobbiamo dargli tutte le attenzioni che merita, ovvio non sto dicendo di viziarlo anzi ti pregherei di essere sempre severo con lui » disse l’insegnante dai capelli blu mentre iniziava ad avviarsi verso l’uscita.
« Sarà esattamente ciò che farò ».
I due insegnanti si lasciarono con un aria davvero entusiasta riguardo la loro piccola conversazione, Edward sembrava avere dentro di sé un potere che prometteva davvero bene e ciò risultava molto intrigante per i suoi insegnanti.

Il pranzo sembrava trascorrere molto velocemente, gli studenti erano disposti nei vari tavoli come la scorsa cena, la sala sembrava più bella della sera precedente, o forse erano gli occhi di Edward ad essere molto più vivi da notare sempre più particolari.
A tavola Edward aveva raccontato della sua esperienza con Leòn, di come interiormente si sentiva diverso, ciò che lo rese ancora più divertito fu sapere dalla sua compagna Penny che l’anno precedente l’insegnante aveva fatto la stessa cosa con lo studente Giuseppe Salenti ma quest’ultimo, a fine esperienza, scappò in lacrime ritornando velocemente nella sua stanza e standoci chiuso a chiave per un intera giornata.
Giuseppe Salenti era un ragazzo italiano e sembrava essere un tipetto abbastanza convinto di sé, aveva già provocato Edward in due occasioni ma ciò che il nuovo membro dell’Istituto aveva appena sentito era così buffo che gli fece nuovamente pensare che non valesse nemmeno la pena confrontarsi con un ragazzo del genere.
« Allora Edward! Che impressione ti ha fatto Leòn? » domandò Lawrence con la sua solita classe.
« Ad essere sincero inizialmente mi intimoriva molto e pensavo proprio che non sarei mai riuscito ad avere nemmeno una conversazione con lui » rispose Edward cercando di non farsi sentire dai tavoli vicini.
« La solita impressione che ha fatto un po’ a tutti » disse Lex ricordando per qualche istante le sue prime lezioni.
« Ma dopo tutto è cambiato, è come se si fosse creata una certa connessione e nonostante il suo modo di fare abbastanza severo, ho grande fiducia in lui » continuò Edward.
Lawrence si lasciò prendere da un sorriso nostalgico, sembrava stesse ricordando anche lui i suoi primi incontri, avvenuti alcuni anni prima rispetto agli altri componenti del tavolo.
« Ti capisco perfettamente ragazzo » disse mentre giocherellava con un anello che portava sull’anulare, poi accavallando una gamba sull’altra come era suo solito fare, continuò:
« Tutti e tre gli insegnanti sono meravigliosi, ognuno a modo suo, tutti ci trasmettono davvero qualcosa di intenso ».
Edward balzò improvvisamente dalla sedia, battendo di colpo le mani sul tavolo esclamò:
« Ehi! Ma adesso ho lezione sulla Super Vista! ».
Penny lo guardò per un attimo sbuffando, sembrava essere stata disturbata all’improvviso per una notizia irrilevante. Lex invece era attratta dall’entusiasmo che aveva Edward, sembrava vedersi qualche anno prima e acconsentiva positivamente anche ai suoi comportamenti più banali.
« Rilassati campione! » esclamò Lawrence, « hai ancora mezz’ora, non vedi che sono tutti ancora qui? ».
Edward tornò a sedersi lentamente, era eccitatissimo per la lezione che lo aspettava, la precedente, svolta con Leòn lo aveva particolarmente gasato.

Si erano fatte le tre meno dieci e tutti gli studenti del secondo piano si trovarono davanti l’aula in cui veniva svolta la lezione sulla super vista.
Un ragazzo che prima di quel momento non aveva mai interagito con Edward, si avvicinò a lui cercando di scambiare quattro chiacchiere prima dell’inizio della lezione.
Era un tipetto abbastanza alto e magro, aveva un naso aquilino e degli incisivi molto grossi. Spuntavano dei peli di barba sul mento e molti di più tra i baffi, aveva la stessa età di Edward.
« Ciao Edward! Gran bella esperienza prima con Leòn vero? » domandò il ragazzo.
« Ehi! Ciao! » esclamò sorpreso Edward. « Oh si, è stata davvero molto intensa ».
« Anche io la provai qualche mese fa, ho reagito un po’ diversamente da te, diciamo che ho avuto nausea per una settimana » disse il nuovo compagno di Edward massaggiandosi lo stomaco. « A proposito! Mi chiamo Trevor Barter! ».
Edward strinse la mano a Trevor e vide che era una mano da lavoratore, piena di calli, come era possibile alla sua età avere una mano del genere.
« Piacere di conoscerti Trevor, avrai già intuito che io sono Edward Baskerville ».
« Già, diciamo che quando arriva un nuovo studente, tutti sappiamo da subito chi è, spetta solo a noi presentarci » rispose Trevor, poi guardando le due mani che si stavano stringendo aggiunse « non far caso ai calli, come un po’ tutti di noi, anche io ho un passato particolare ».
« Oh ma figurati! » rispose Edward imbarazzato, per qualche istante pensò che Trevor gli aveva appena letto la mente.
« Non ho letto la tua mente » aggiunse Trevor immediatamente « sono solo consapevole di avere un corpo abbastanza mal ridotto ». Edward non sapeva se dirgli che in quel momento aveva davvero pensato se gli stesse leggendo la mente e che aveva comunque indovinato un suo pensiero, poi si lasciò distrarre dalle ultime parole che il suo nuovo compagno gli aveva detto. In effetti Trevor aveva un corpo che sembrava averne passate tante, nelle braccia si potevano notare delle strani cicatrici e aveva una strana conformazione delle spalle che gli rendevano la schiena curva, come se avesse una gobba, probabilmente dovuta a pesanti carichi da trasportare.
« Hai la stanza numero sette se non sbaglio vero? » chiese Trevor indicando l’altra parte dei corridoi, ovvero dove si trovavano i dormitori.
« Si, proprio la numero sette, ieri le sorelle Roberts mi hanno aiutato ad ambientarmi un po’ e mi hanno dato la chiave ».
Trevor si lasciò scappare un sorriso alzando lo sguardo verso il terzo piano, proprio dove si trovavano in quel momento le sorelle Roberts.
« Anche con me fecero cosi, lo fanno con quasi tutti i nuovi arrivati, sono due sorelle incredibili ».
« Già! Anche quel ragazzino Hamine! Stava tutto il tempo attaccato al mio braccio » aggiunse Edward. « A proposito! Non l’ho visto oggi, sai dov’è? ».
« Purtroppo quel ragazzino ha la febbre oggi, ultimamente sta sempre male » disse Trevor dispiaciuto.
In quel momento dal corridoio si vide arrivare un uomo, era alto e aveva una strana capigliatura molto riccia. Era molto scuro di carnagione, sembrava mulatto e una barba altrettanto riccia. Mentre si avvicinava Edward iniziò a vedere quel viso sempre più familiare, lo aveva già visto da qualche parte ma non ricordava di preciso dove. Capì subito che era l’insegnante, indossava la divisa leggermente diversa dagli altri, con gilet grigio, pantalone e cravatta neri, completamente diversa da quella di Leòn, con mantello nero decorato di fiamme blu. Edward aveva capito che tutti e tre gli insegnanti dovevano avere la stessa divisa ma fin ora li aveva visti tutti vestiti diversamente.
« Buon pomeriggio ragazzi! » salutò l’insegnante mulatto.
La classe, che ancora si trovava fuori dall’aula, salutò in coro il suo insegnante.
« Che ne dite se iniziamo ad entrare? » continuò invitando gli studenti a dirigersi dentro l’aula.
La classe si posizionò ognuno in una piccola scrivania, quest’aula appariva diversa dalla precedente, c’erano molte scrivanie, una per ogni studente, erano tutte in legno e con lo stile che richiamava quello dell’Istituto. Le sedie avevano lo schienale molto alto e una base con un cuscinetto bordeaux. Nella scrivania c’erano moltissimi fogli e un barattolo integrato al mobile in cui vi erano posizionate tutte le penne e matite. Probabilmente servivano per prendere appunti. L’aula era davvero molto grande, presentava una parte iniziale, proprio vicino all’ingresso, con scrivanie, sedie e lavagna accanto ad una grande cattedra, mentre più in fondo l’aula era molto più vuota, con parenti completamente bianche e dei comodi cuscini. Edward pensò che probabilmente la stanza era divisa da una parte in cui venivano svolte lezioni teoriche e dall’altra le lezioni pratiche.
« Perfetto ragazzi! Posizionatevi pure ognuno su una vostra postazione, inizieremo richiamando alcuni concetti teorici e poi passeremo alla pratica » spiegò immediatamente l’insegnante. « A proposito! Per Edward Baskerville che non mi conosce ancora, io sono Rander! Uno dei tre insegnanti e come gli altri due colleghi, insegno tutte le materie in questa scuola ».
Anche lui, come Bloom e Leòn, avevano un solo nome, sembrava più un soprannome che un nominativo reale.
Rander aveva dei denti bianchissimi, con la luce del sole quasi abbagliavano la vista degli studenti. Sembrava molto più tranquillo e socievole di Leòn, che invece si era subito presentato con un aria abbastanza forte.
« Queste lezioni sono basate sul farvi sviluppare la super vista, ovvero poter vedere tutte le energie che normalmente non si vedono con la vista standard, ovvero del 97% della popolazione mondiale » disse Rander spiegando soprattutto per Edward che era appena arrivato. « Quindi sviluppando questa dote, potrete vedere i così famosissimi fantasmi, ma tanto altro ancora, come creature che non appartengono alla dimensione fisica o semplicemente energie che ci circondano e quelle che sfruttiamo dall’Universo per compiere le nostre tecniche ». Poi rivolgendosi ad Edward direttamente disse:
« Caro! Se qualcosa non dovesse essere chiara nelle mie spiegazioni, ovviamente chiedi pure ».
Edward diventò leggermente rosso ma annuì leggermente con la testa. Rander comunque sembrava piacergli da subito e partecipare alla sua lezione sembrava molto rilassante.
Guardando il viso dell’insegnante e le sue varie espressioni, Edward cercava di capire dove avesse visto quel volto, eppure sembrava abbastanza recente, come poteva non ricordarsene. Ad un certo punto, da un espressione abbastanza seria assunta da Rander, come una scintilla improvvisa, arrivò il ricordo nella mente di Edward. Aveva visto quel volto il giorno precedente, proprio quando era arrivato lì, davanti all’ingresso con Bloom e i due cagnoloni, Romeo e Giulietta. Era esattamente il viso che era spuntato dietro ad una finestra della struttura, con quell’espressione quasi infastidita a vedere il nuovo membro che era appena arrivato.
Ma come poteva essere vero? Sembrava così irritato dal suo arrivo ma poi a lezione era così gentile e premuroso. Pensò che probabilmente aveva visto male, la stanchezza provenire dalla nottataccia passata con Bloom e i Tenebris sicuramente lo avevano scosso come mai altra esperienza nella sua vita.
Trevor Barter, il ragazzo che Edward aveva conosciuto qualche minuto prima, si era seduto proprio vicino a lui, sembrava un tipo in gamba e molto sveglio notò Edward, durante la lezione era molto concentrato su ciò che diceva Rander, e spesso era uno dei pochi che amava prendere appunti riguardo la lezione.
Edward notò la chiave della stanza di Trevor, che era proprio appoggiata sulla scrivania, accanto al porta matite, era la numero otto, la stanza accanto alla sua. Una sensazione piacevole riempì il petto del giovane ragazzo, qualcosa gli stava sussurrando che il suo vicino di stanza, Trevor, sarebbe stata una delle persone con cui avrebbe stretto un legame molto solido, inoltre aveva un aria molto familiare, ma questa volta non aveva davvero minima idea di dove avesse potuto aver visto quel ragazzo che appariva pieno di acciacchi nonostante la sua giovane età.
La lezione sulla super vista sembrava davvero molto interessante, gli studenti avevano iniziato con un leggero ripasso per il nuovo compagno di classe e subito dopo l’insegnante fece provare da subito gli esercizi per sviluppare questa vista ultraterrena. Ci voleva davvero moltissima concentrazione e la necessità di non sbattere le palpebre assolutamente. Alcuni tra i vari studenti riuscivano a vedere bene l’energia della stanza, altri vedevano il campo energetico di ogni studente che da dentro il corpo si espandeva al di fuori. Trevor si stava esercitando assieme ad Edward, cercava di potergli dare alcuni consigli che avrebbero accelerato i miglioramenti.
« Bravo continua cosi Edward, agli inizi può sembrare davvero una tortura fare questi esercizi ma ti assicuro che con il tempo andrà sempre meglio » spiegò Trevor che si trovava accanto ad Edward.
Edward aveva bisogno assolutamente di una piccola pausa ma non voleva distrarsi dai suoi esercizi, nonostante il mal di testa iniziale voleva assolutamente continuare imperterrito senza staccare un attimo, un po’ per la foga degli esercizi e un po’ perché non voleva apparire come una persona debole.
Rander si avvicinò a lui, aveva le braccia conserte e continuava a passeggiare intorno al ragazzo osservandolo.
Aveva un aria davvero incuriosita, sembrava lo stesse studiando, probabilmente stava anche usando la super vista per notare il campo energetico del ragazzo.
« Ottimo così Edward » disse Rander continuando a girargli intorno. « Mi raccomando, la super vista è fondamentale per creare un essere evoluto, ci permette di vedere tutto ciò che realmente ci circonda ed è estremamente necessaria se si vuole andare fuori a combattere ».
« Ci sono molti esseri invisibili che amano attaccarci di nascosto e succhiare tutta la nostra energia » aggiunse Trevor.
« Esattamente Trevor! E senza una buona super vista, non li possiamo scovare ».
Edward pensò a degli strani esseri parassiti che si attaccavano al corpo della vittima e gli succhiavano tutta la linfa vitale. Sviluppare quella dote sembrava davvero interessante ed estremamente utile come diceva il suo insegnante.
Rander sorrise, sembrava aver sentito quello strano pensiero che aveva appena avuto Edward, quest’ultimo arrossì leggermente e senza dir nulla continuò con i suoi esercizi.
« Se entro la fine del mese avrai dei buoni risultati, ti prometto che ti farò vedere qualcosa di incredibile, qualcosa che non dimenticherai mai per tutta la vita » disse Rander mostrando un piccolo ghigno.
« Oddio! Adesso so che non dormirò più fino alla fine del mese… » disse Edward che aveva appena smesso di fare il suo esercizio.
Rander si volto per dirigersi verso altri gruppetti di studenti che praticavano, dopo qualche passo si rivoltò nuovamente verso Edward dicendogli:
« Allora ti consiglio di sopravvivere alla fine del mese o dovremmo farti dormire con le brutte maniere ». Rander aveva decisamente un tono scherzoso ma questa storia aveva incuriosito molto Edward che riprese immediatamente i suoi esercizi, con Trevor al suo fianco, per ottenere dei buoni risultati entro la fine del mese.
Quando la lezione terminò, i vari studenti lasciarono l’aula, essendo ancora presto per la cena, si diressero ognuno a svolgere le proprie attività personali. Alcuni studenti tornarono al villaggio avendo le loro abitazioni lì, altri tornarono nelle proprie stanze, altri ancora scesero nei piani inferiori per dedicarsi a delle attività di svago. Chi andò a vedere un film che proiettavano al cinema della scuola, altri si ritrovarono per dei mini tornei di bowling, i più sportivi andarono a fare un tuffo in piscina.
L’istituto aveva dentro davvero tantissime attività di svago, come anche la pittura, la palestra, il bar che si trovava al piano terra che spesso era un punto di incontro per alcuni studenti che amavano semplicemente ritrovarsi per chiacchierare un po’.
Edward e Trevor scesero al bar, dietro il bancone con grande sorpresa per il nuovo arrivato, c’era Lex che preparava bibite di vari tipi, sembrava a suo agio dietro quel bancone e con la sua solita aria divertente invitava i vari studenti a venire a prendere qualcosa da bere.
Penny si trovava sdraiata su una poltrona vicino il bancone, aveva le cuffie e ascoltava musica a tutto volume, sembrava aver fatto a pugni con qualcuno vista la sua aria più scazzata del solito.
« Ehi! Ed! Vieni qui, ti faccio qualcosa di fresco! » gridò Lex che si trovava dall’altra parte della sala rispetto ad Edward.
« Ecco la solita Lex! Cosa faremmo senza di lei » disse Trevor.
I due ragazzi si avvicinarono al bancone, c’erano altri studenti lì vicino che assaggiavano le varie bibite preparate, probabilmente la studentessa aveva fatto qualche corso per avere queste conoscenze.
« Allora ragazzi! Cosa vi preparo? » chiese Lex euforica.
« Stai sempre qui dietro tu eh? » disse scherzando Trevor.
« Sei fantastica Lex! » Edward era divertito nel veder la sua compagna euforica che preparava bibite a destra e sinistra come un esperta barista.
« Ho sempre sognato avere un bar tutto mio, ovviamente non lavoro qui ma quando mi va mi piace far da barista ».
Accanto allo sgabello di Edward arrivò una ragazza, era Jacqueline, con la sua solita aria misteriosa e non amante delle conversazioni lunghe.
Edward si voltò a guardarla, non aveva la sua divisa ma era vestita come suo solito con vestiti molto scuri, in stile gothic con un sottile girocollo nero in pizzo.
« Che ti preparo cara? » domandò Lex emulando la sua voce cercando di imitare un barman professionista.
« Prendo solo della gassosa, mi va qualcosa di frizzante e fresco ».
« Arriva subito! E ti ci metto anche un bel limone! » aggiunse Lex.
« Per favore la puoi piantare di fare la scema! » intervenne Penny che non ne poteva più di vedere la sorella che si comportava in quel modo ridicolo.
Edward quasi saltò in aria sentendo la voce aggressiva di Penny intromettersi in quello spettacolo che stava tenendo la sorella al bancone del bar. « Fai una buona cosa piuttosto! Prepara del latte caldo con del miele così lo porto al povero Hamine ».
« Giusto! Arriva subito anche il suo latte! » continuava Lex ad avere il suo atteggiamento teatrale.
Edward era più interessato a voler prendere una piccola conversazione con Jacqueline che nel mentre beveva la sua gassosa con il limone non donando a nessuno della sua confidenza.
« Ehi Lex! » esclamò Edward in preda ad un illuminazione. « Perché non mi dici il prezzo della gassosa della ragazza accanto a me, potrei offrirgliela io » continuò schiacciando l’occhio alla sua compagna barista.
« Quella gassosa ti costerà quanto l’occhio che hai appena schiacciato! » disse Lex stando al gioco di Edward, nel mentre riscaldava il latte per Hamine.
Jacqueline non si era ancora degnata di prestare uno sguardo al povero Edward che da due giorni cercava di avere un minimo di confidenza.
« Ti servirà ben altro di questo stupido tentativo per conquistarmi » disse Jacqueline continuando a bere la sua gassosa.
« Vedo che stai sempre per conto tuo, vorrei solo poter fare due chiacchiere con te » disse Edward con una leggera sfumatura di timidezza nel suo viso.
Jacqueline non rispose all’ultima frase del compagno, finì la sua gassosa e si alzò dallo sgabello dirigendosi verso le scale.
« Grazie comunque per la risposta! » urlò Edward alla sua compagna che aveva già iniziato a salire i primi gradini.
« Figurati! » rispose da lontano Jacqueline.
Trevor appoggiò una mano sulla spalla di Edward e richiamando la sua attenzione gli disse:
« Inutile, con quella ragazza è tempo sprecato, sono mesi che provo a scambiare qualche parola con lei ».
« Non capisco davvero perché deve comportarsi cosi! » incalzò Edward rimasto nuovamente deluso dal tentativo di parlare con Jacqueline.
Penny si avvicinò al bancone del bar, prese il bicchiere di latte e andò via dicendo:
« Ognuno è fatto a modo suo, ognuno ha un passato diverso ».
Lex continuava a preparare bibite per altri studenti, si sentiva davvero a suo agio in quel posto. Trevor ed Edward tornarono nelle loro stanze che si trovavano proprio l’una accanto all’altra.
« Visto Ed? Siamo pure vicini di stanza, quindi per qualsiasi cosa puoi sempre bussare alla mia porta ».
« Magari posso dare anche qualche colpo al muro, sicuramente mi sentirai, giusto per farti sapere che sono ancora vivo » disse ironicamente Edward.
« Perché no! Magari evita a notte fonda perché mi faresti prendere un infarto » continuò Trevor toccandosi il petto imitando un attacco di cuore.
I due ragazzi entrarono ognuno nella propria stanza, da lì a breve ci sarebbe stata la meditazione di gruppo e la cena, così decisero di darsi una rinfrescata, soprattutto Edward che per la sua prima giornata di lezione aveva sudato parecchio.
Entrando in stanza, da sotto la porta notò che era passato un bigliettino, non sapeva ancora da chi fosse stato scritto ma la calligrafia gli parse abbastanza familiare. Infatti era un nuovo messaggio di Bloom.

Spero tu ti sia divertito oggi per le tue prime lezioni, Leòn ed Rander sono molto entusiasti di te, anche se Leòn non lo dimostra. Continua così e non arrenderti con Jacqueline. Ci vediamo più tardi a cena.

                                                                                                Bloom

 

Edward si fece prendere da una dolce risata leggendo il messaggio di Bloom, trovare i suoi bigliettini gli faceva molto piacere e si sentiva sempre vicino alla sua insegnante preferita con cui sin da subito aveva instaurato un dolce rapporto.
Si chiedeva se Bloom avesse notato i suoi tentativi di allacciare un rapporto con Jacqueline o semplicemente era un messaggio che scriveva ad ogni studente prima di cena, visto che nessuno riusciva a legare con questa sua misteriosa compagna.
Dopo aver sistemato le sue robe, Edward si distese qualche secondo nel suo morbido lettone, era il primo momento della giornata che aveva per stare un po’ con se stesso e riflettere su quanto stesse accadendo. Era davvero entusiasta, le lezioni erano molto interessanti e i compagni che a poco a poco conosceva erano davvero particolari ma simpatici, tranne Giuseppe che sembrava non c’entrare nulla con l’Istituto di formazione.
Nella sua mente improvvisamente arrivò il viso di Giorgia, la sua compagna di classe, si chiedeva cosa stessero pensando lei e Leo, altro suo compagno, probabilmente era uscita la notizia della sua sparizione come per tutte le altre sparizioni recenti, anche se per motivazioni diverse. L’unica cosa che davvero lo affliggeva era di essersi separato in quel modo dai suoi amici, soprattutto da Giorgia con la quale aveva avuto un brutto malinteso qualche giorno prima.

 

Emanuele

 

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