Ricordi, fratello mio?

Dedicato ad ACD, storico Raduno di Anime, ai suoi studenti, agli Aiutanti, allo Staff, ad Alexander e ad Angel, messaggera di Dio e di Libertà.

 

Due fratelli, una mattina di primavera, uscirono dalla loro dimora, e sorretti da bastoni vigorosi, presero il sentiero che li portava nel bosco.

Il primo fratello, più anziano del secondo, chiese a quest’ultimo:

 

“Ti ricordi di questo sentiero? L’abbiamo fatto tante volte…”

 

“No, non ricordo, fratello mio”.

 

“Non ti ricordi neanche di quando sostavamo nelle otto capanne sulla strada che porta al Cielo?”

 

“No, purtroppo non ricordo, fratello mio”.

 

“E ti ricordi di quando dormivamo in sfere di luce, lasciando al di fuori le bestie del buio?”

 

“No, non ricordo neanche questo, fratello mio”.

 

“Per abbandonare la sofferenza, ti Lasciavi sempre Andare ad un Principio Superiore… non ti ricordi neanche di questo, fratello mio?”.

 

“No, mi dispiace”.

 

“E di quando illuminavamo le radici delle foreste, di quando sgominammo gli sciacalli urlanti delle mezze lune e i traditori del Pastore? Di quando combattevamo sotto terra, sotto il mare, e sulle maree celesti, per lacerare le oscure materie delle serpi infami? Neanche di tutto questo hai memoria?”

 

“Purtroppo no, fratello mio”.

 

Il fratello più anziano smise di domandare, e proseguì in silenzio e schiena dritta il cammino. Il più giovane lo seguì mogio, a capo chino. Si sentiva imbarazzato, quasi in colpa per la sua smemoratezza. Tutto ciò di cui aveva parlato il fratello per lui non significava niente. O quasi. C’era qualcosa, nel sentimento di quelle domande, che lo accese. Era curioso, molto curioso di sapere le risposte, ma non osava ancora chiederle.

 

I due fratelli camminarono per l’intero giorno, finché non sostarono per la notte, nel bel mezzo del bosco. Il crepitio del fuoco divideva i loro volti. Il silenzio era padrone, in quegli attimi. Finchè, ancora una volta, fu il fratello anziano a prender parola:

 

“Vieni con me”.

 

Il fratello giovane, che nutriva enorme rispetto per il fratello, lo seguì immediatamente.

Camminarono nel buio, fin quando giunsero in una radura. Centinaia di metri più in là, si stagliava una selva di puntini rossi, costellati da capanne sparse a cerchio. Erano tanti piccoli fuocherelli. Per il giovane avevano qualcosa di familiare.

 

“Ti ricordi di loro, fratello mio?”, chiese l’anziano.

 

“Non saprei… sì, sì, qualcosa sì. Forse anche più di qualcosa. E’ qualcosa di sconosciuto, quasi antico… il ballo che fanno quei fuochi, e gli echi delle voci nelle capanne… Vedo i loro occhi, gli occhi di quella gente… brillano come quelle lucciole che popolano il buio dei sogni miei”.

“E dimmi, fratello mio, ti ricordi di Lei?”.

 

Il giovane guardò il fratello. In principio non comprese, poi, come ipnotizzato, tornò a posare gli occhi sull’accampamento, e rispose:

 

“Ancora no, ma so che posso fidarmi, e che potrò imparare, e molto”.

 

“Perchè?”

 

“Perchè non so, ma sento, che è molto vicina a Lui, e per questo è sapiente”.

 

“Ti ricordi di Lui, quindi?”

 

“Sì, ora comincio a ricordare”.

 

I due fratelli tornarono al crepitio del loro fuoco, e qui distesero le membra, per cullarsi nella notte.

I ricordi del giovane, però, non conoscevano riposo, e tramite la dimensione incantata dei sogni, baciarono la memoria del loro padrone. Così il giovane, di soprassalto, qualche ora dopo si svegliò:

 

“Ora comprendo fratello mio! Oh sì, ora è più chiaro. Ancora non ricordo, ma la testa è libera di ricordare, ora!”

 

“Che cosa hai compreso, fratello mio?”

 

“Ho intuito che siamo lanterne viventi, che camminano nel bel mezzo di questo grande buio circostante perché sanno che la fiamma sarà sempre più luminosa. Ho capito che ogni volta è un nuovo inizio, che ci addormentiamo e risvegliamo nell’oblio, e bisogna lottare per ricordare. Ho capito che niente ci è dovuto, e che per trovare il ruscello che conduce al mare bisogna camminare, e anche tanto. Ma alla fine, lasciata la nebbia della steppa del passato, a quel mare arriveremo sempre. Ho visto Lei, la Grande Madre, che mi parlava di fiammiferi in stanze buie. L’ho vista accenderli, e mostrarmi il mondo che agli occhi mi era precluso. Ho compreso che la realtà è sogno e che il sogno è una delle tante possibili realtà. Ho compreso che ere fa facemmo tutti un patto, e fu un patto legato al sacro vincolo della Giustizia. Giurammo di non abbandonarci, e di proteggerci l’un l’altro. Qualcuno di noi è caduto, qualcuno per il troppo coraggio si è fatto inghiottire dallo Squalo Nero per tagliargli la testa dall’interno, ma lo Squalo fu forte e il nostro fratello rimase imprigionato. Qualcun altro, invece, non ha resistito ai rigori dell’inverno, che gli fece sanguinare il cuore. Altri invece, li ho visti alla testa della carovana, a guidare il carro su cui sedeva, gentile e beata, la Divina Coppia. Li ho visti poi discendere, per sedersi insieme a noi. Ci cantarono storie, alcune terribili ed altre celesti, ma ognuna di esse raccontava le nostre origini. Eravamo lì per quel patto, stretto tante ere addietro, e non era importante il ricordo, perché esso sarebbe un giorno arrivato. Poi Lei si voltò, e guardandomi negli occhi mi disse , sorridendo:

 

  • Non sei qui per caso.

 

E allora ho visto anche me stesso, e l’ho visto piangere”.

 

Il fratello anziano guardò il giovane. Anche lui, come Lei, gli sorrise. Non parlò però, perché non ce n’era bisogno. Così si ricoricò, e in egual modo lo seguì il giovane.

 

Il giorno dopo avrebbero ripercorso il sentiero, ma questa volta insieme alla gente dell’accampamento nella radura. Insieme a Lei. E l’avrebbero fatto per giorni, mesi, anni, secoli e millenni. Ogni volta, però, sarebbe stato diverso dal giorno prima.

 

Riccardob

 

3 Commenti

  1. Non ho parole 💗 quante cose racconta……e in che modo. Letta e riletta mi ha dato davvero tanto 💖 Bravissimo Riccardo grazie ⭐

  2. Veramente bellissimo! Riccardo 🙂

  3. Che bel racconto Riccardo, descrive il tutto e lo hai descritto con parole meravigliose 😍💖


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